E.T. per Atari: il gioco fatto in cinque settimane che finì sepolto nel deserto
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Estate 1982: Atari affida a Howard Scott Warshaw il videogioco di E.T., il film di Steven Spielberg. Scadenza per la produzione: 1° settembre. Tempo per farlo: poco più di cinque settimane. Indovinate com'è andata.

Un gioco da sei mesi in cinque settimane
Warshaw non era un novellino: aveva già firmato Yars' Revenge e Raiders of the Lost Ark, per cui aveva avuto nove mesi. Per E.T. ne ebbe poco più di uno, mentre Atari aveva speso circa 22 milioni di dollari per la licenza.
Quando presentò il progetto a Spielberg, il regista gli chiese se non si potesse fare qualcosa di più simile a Pac-Man. Warshaw rimase di sasso. La sua sintesi, anni dopo: "Non si prova a fare un gioco da sei mesi in cinque settimane".
Milioni di cartucce, pochi giocatori
Atari produsse 5 milioni di cartucce, vendute a 29,99 dollari. Secondo Engadget ne restarono invendute 2,5 milioni. Oggi E.T. è considerato da molti il peggior videogioco mai fatto, e intanto i conti di Atari affondavano: 310,5 milioni di dollari di perdita nel secondo trimestre del 1983.
La discarica di Alamogordo
Il 28 settembre 1983 il New York Times racconta che 14 camion di cartucce e materiale Atari sono finiti nella discarica di Alamogordo, nel deserto del New Mexico, sotto una colata di cemento. Nasce la leggenda: milioni di E.T. sepolti nel deserto.
James Heller, l'ex manager Atari incaricato di trovare un modo economico per liberarsene, ha poi dato il suo numero: 728.000 cartucce, arrivate da un magazzino di El Paso, in Texas. Quando i ragazzini del posto iniziarono a frugare e arrivarono le domande dei giornalisti, decise di coprire tutto col cemento.

Il colpo di scena: lo scavo del 2014
Ad aprile 2014, dopo trent'anni di voci, la troupe del regista Zak Penn scava per un documentario. Circa 200 curiosi, tanta polvere e tanto vento: la maggior parte se ne va prima che spuntino le prime cartucce. Larry Hryb di Xbox twitta: "Leggenda metropolitana CONFERMATA".
Ma la sorpresa è un'altra: E.T. non era solo. Dalle circa 1.300 cartucce recuperate saltano fuori una sessantina di titoli diversi. Accanto a E.T. c'erano Centipede (190 copie), Defender (116), Warlord (99), Missile Command (59) e Asteroids (53). Warshaw, presente allo scavo, la prende con filosofia: "Una cosa che ho fatto 32 anni fa crea ancora gioia ed entusiasmo".
Spazzatura d'oro
La città di Alamogordo ha messo all'asta su eBay 881 cartucce e ha incassato circa 108.000 dollari. Una E.T. con la scatola è arrivata a 1.537 dollari. Per confronto, una E.T. sfusa "normale" oggi su PriceCharting vale circa 9 dollari.
E le altre? Joe Lewandowski, della Tularosa Basin Historical Society che ha venduto le cartucce con la città, la mette così: "Se finiscono, ce ne sono altre 790.000 in quel buco, ora che sappiamo dove sono. Ma così valgono di più: meno ce ne sono... ecco perché non abbiamo continuato".
E voi, avreste comprato una cartuccia ripescata dalla discarica, o E.T. stava meglio sottoterra?

👉 Le cartucce che non sono mai finite in discarica le trovi nella nostra sezione retrogaming.
Fonti: Engadget · CBS News · CNBC · WTVR/CNN · FOX 13 · NBC News · HotHardware · GamesBeat · Wikipedia (data NYT) · PriceCharting