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Virtual Boy: la console in 3D che vedeva tutto rosso (e durò 13 mesi)

Nel novembre 1994 Hiroshi Yamauchi, il gran capo di Nintendo, promise che la nuova console avrebbe portato i giocatori in una "utopia virtuale". Arrivò un visore rosso, fissato su un treppiede.

Nintendo Virtual Boy con supporto e controller
Il Virtual Boy sul suo supporto: portatile, ma solo in teoria. Foto: Evan Amos, Wikimedia Commons.

La promessa

Il padre del Virtual Boy è Gunpei Yokoi, cioè l'uomo dietro Game & Watch e Game Boy. Uno che i successi li conosceva bene. L'idea era la realtà virtuale in casa, nel 1995, con grafica in 3D vero: un'immagine diversa per ogni occhio.

Esce in Giappone il 21 luglio 1995 a 15.000 yen e negli Stati Uniti il 14 agosto a 179,95 dollari. In Europa non arriverà mai.

Perché tutto rosso

Lo schermo usa LED rossi su sfondo nero, e basta. Il motivo è semplice: nel 1995 erano gli unici LED abbastanza economici e luminosi. Yokoi la spiegava così: il rosso consuma meno batteria ed è il colore che l'occhio riconosce meglio, "per questo lo usano i semafori".

Il visore non si indossa: Nintendo scartò occhiali e caschi per paura che i bambini cadessero o sbattessero da qualche parte. Così si gioca chini su un tavolo, con la faccia incollata a una scatola. I giochi propongono una pausa automatica ogni 15-30 minuti, e la scatola è piena di avvertenze per la salute. Non proprio il massimo come pubblicità.

Controller del Nintendo Virtual Boy
Il controller con due croci direzionali: almeno quello era avanti. Foto: Evan Amos, Wikimedia Commons.

Il crollo

Le recensioni sono gelide. Il Seattle Times la definisce "il lancio di console meno atteso da oltre dieci anni" e un negoziante dichiara a Newsday che non la proporrà nemmeno ai clienti. Negli USA il prezzo scende a 159,95 dollari a ottobre e a 99,95 a maggio 1996.

Non basta. Il Giappone la toglie dagli scaffali il 22 dicembre 1995, cinque mesi dopo il lancio. Gli Stati Uniti resistono fino ad agosto 1996. In totale circa 770.000 pezzi venduti e solo 22 giochi.

Timeline del Virtual Boy 1995-1996
Tredici mesi, dal lancio in Giappone allo stop negli USA.

Yokoi lascia Nintendo ad agosto 1996. Molti hanno legato l'uscita al flop, ma lui lo negò: disse che pensava da tempo di mettersi in proprio a 55 anni. Fondò Koto e lavorò al WonderSwan di Bandai, prima di morire in un incidente stradale nel 1997. Il suo Game Boy, intanto, aveva già cambiato la storia.

Il colpo di scena: oggi è da collezione

Anni dopo Shigeru Miyamoto ammise: "Non è che la macchina fosse sbagliata come prodotto. Abbiamo sbagliato il modo in cui l'abbiamo presentata". E il mercato oggi gli dà un po' ragione. Una console sfusa vale circa 400 dollari, completa circa 775. Jack Bros., uscito in pochissime copie, supera i 2.000 dollari completo.

Jack Bros. per Virtual Boy, scatola
Jack Bros., il pezzo più cercato. Foto: PriceCharting.
Prezzi medi attuali di Virtual Boy e Jack Bros.
Il flop più famoso di Nintendo, oggi, costa più di quando uscì.

E voi l'avete mai provato? Mal di testa da Virtual Boy o ricordo epico?

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Fonti: Game Developer · Copetti · Nintendo Wire · Time Extension · VGC · Nintendo Life · Kotaku · Nintendo, Iwata Asks · PriceCharting · PriceCharting (console)

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